Giugno: “Sogno” la parola del mese


LA PAROLA DEL MESE

SOGNO

di Gianni Gasparini

Il sogno è il tramite privilegiato tra l’oggi e il domani, il ponte etereo lanciato verso un futuro che verrà e che porterà – si spera – bellezza, pienezza e compimento.

“Che si possano realizzare i tuoi sogni” è augurio tra i più intensi che una persona possa esprimere e un’altra possa ricevere. È appena il caso di notare che i sogni dell’altro si potranno realizzare in direzioni diverse da quelle auspicate da chi formula l’augurio. Ciascuno sogna i propri sogni, ma in ogni relazione autentica il sogno proprio costeggia quello di altri, lo interseca e talvolta lo condivide: così accade per i sogni che riguardano la persona amata, i figli, gli amici più cari. I nostri sogni accompagnano con speranza e tremore lo svolgersi della vita di coloro che non hanno ancora definito la loro strada nel mondo: i figli, i nipoti, i piccoli.

Al di fuori della famiglia, per chiunque svolga una funzione educativa nella scuola o in altri ambiti formativi, credo sia fondamentale immettervi la dimensione del sogno, affinché il rapporto educativo non si riduca a doveri di ruolo o a performances da raggiungere. Danilo Dolci, indimenticabile figura di educatore, scrisse in una poesia molti anni fa che è bene sognare gli altri “come ora non sono”, perché “ciascuno cresce solo se è sognato”. La crescita avviene cioè se c’è un altro che cerca di tirar fuori da lui (educere) le sue potenzialità e virtualità, con benevolenza e rispetto della sua libertà. La parola-chiave è qui fiducia: al centro di tale sogno sta infatti la fiducia dell’educatore nell’educando. Quando essa diventa reciproca, produce il miracolo della crescita, della consapevolezza di poter fare ciò che prima non si sapeva fare o sembrava impossibile. In taluni casi la crescita comporta la vera e propria scoperta di una vocazione singolare, di un talento raro.

Accompagnare il sogno della persona da educare fa crescere nello stesso tempo colui educa, lo conduce verso mete più alte. Accade qui qualcosa di simile all’esperienza del dono: chi dà riceve e chi riceve ridonerà poi nel tempo, liberamente.

Il sogno, ad ogni modo, si presta a illustrare molteplici, fondamentali aspetti della condizione umana. Vi è anzitutto da tener presente l’accezione prima e più corrente di sogno, quella che lo considera un fenomeno tipico che si manifesta nel sonno, in certe sue fasi; vi è poi il sogno come daydreaming, o “sognare ad occhi aperti”, la rêverie su cui ha molto scritto il filosofo francese Gaston Bachelard. Un’altra accezione molto frequente di sogno è appunto quella di cui si è parlato finora: si tratta del sogno in quanto proiezione e immagine di desideri e aspirazioni profonde, pur se ardui da raggiungere. Comunque lo si voglia considerare, il sogno rappresenta una sorta di universo parallelo rispetto alla condizione della realtà concreta, quella rappresentata per ognuno dallo stato di veglia: un mondo le cui manifestazioni s’intrecciano continuamente con la vita ordinaria, con influenze e condizionamenti reciproci.

Da più di un secolo la psicoanalisi di Freud, a cui ha fatto seguito quella di Jung, ha messo in luce l’inconscio, quella parte essenziale di noi che si esprime nel sonno e nel sogno, ma sappiamo che già nelle società antiche l’attività onirica era considerata di grande importanza e veniva fatta oggetto di interpretazioni. Se prendiamo la Bibbia, l’Antico Testamento porta parecchie testimonianze di sogni che venivano interpretati in quanto profezie, divinazioni o annunci di eventi decisivi sia positivi che negativi riguardo alla vita di un individuo o di un popolo.

Nel Nuovo Testamento, la presenza di sogni è legata all’apparizione di angeli e svolge un ruolo decisivo in alcuni personaggi-chiave, in primis in Giuseppe sposo di Maria. Egli viene avvisato in sogno ripetutamente da un angelo del Signore sulle decisioni corrette da assumere (Vangelo di Matteo, 1-2): la prima e più importante riguarda il prendere in sposa Maria che prima della convivenza è già incinta per opera dello Spirito Santo. Successivamente, in altri tre sogni l’angelo indica a Giuseppe i trasferimenti da compiere per sfuggire ai pericoli che insidiano il bambino: essi si traducono nella fuga in Egitto (ampiamente presente nell’iconografia cristiana), nel ritorno dall’Egitto e nello spostamento a Nazareth in Galilea, dove Gesù trascorre la prima parte della sua vita con Giuseppe e Maria. Un altro sogno, riferito nello stesso vangelo di Matteo, è quello fatto dai Magi, i re che guidati da una stella erano giunti a Betlemme per adorare il piccolo Gesù: essi obbediscono all’avvertimento di un angelo di non passare al ritorno a Gerusalemme, dove Erode li attendeva.

Nella letteratura il tema del sogno come ambito contrapposto dialetticamente alla realtà è oggetto di un’opera classica del periodo barocco spagnolo, La vita è sogno di Calderón de la Barca. Il nodo attorno al quale si sviluppa la pièce è dato dal rapporto ambivalente e irrisolto tra la realtà e l’universo parallelo del sogno, che esso sia realistico o meno. Sigismondo, il protagonista, principe destinato al trono ma segregato in una torre dove gli viene tenuta nascosta la sua identità, vive volta per volta il sogno come esperienza onirica, sogno ad occhi aperti o illusione. Alla fine la verità trionferà e Sigismondo si renderà conto di essere veramente principe, ma questo non gli impedirà di riconoscere la sconcertante contiguità tra realtà e sogno-illusione: “Tutta la vita è sogno, / e i sogni, sogni sono”. Il sogno, alla fine, è metafora della vita; e la felicità umana, conclude il protagonista, scorre e passa come un sogno.

Il sogno è un ambito privilegiato dell’immaginazione letteraria e di quella poetica in senso stretto. In uno dei classici della letteratura giovanile, Alice nel paese delle meraviglie, la narrazione di Lewis Carroll segue con grande varietà di situazioni una serie di esperienze oniriche dove vengono alterati il tempo, lo spazio, i criteri di razionalità e l’identità stessa della protagonista: ma tali esperienze sono nello stesso tempo l’espressione della fervida immaginazione letteraria dell’autore, e quindi espressione di sogno nell’altro senso. Anche Carroll riprende, in Attraverso lo specchio, la storia che fa seguito ad Alice nel paese delle meraviglie, il tema del rapporto-sconfinamento tra sogno in senso onirico, proiezione immaginaria di desiderio e realtà, come indica la conclusione “E cos’è, se non un sogno, la vita?”.

Torniamo al sogno come espressione di aspirazioni, di desiderio intenso di una realizzazione che riguardi se stessi o altri e che si presenti difficile e incerta. Il sogno sembra riferirsi ad aspetti specifici, a singoli ambiti, ad achievements di un tipo piuttosto che di un altro: come i sogni di amore, di salute e di giovinezza, di benessere, di conoscenza, di imprese da compiere; o come i sogni di pace.

Tuttavia, a ben vedere, il sogno non può essere sezionato, non può essere – a rigore – neppure limitato da aggettivi o specificazioni. Il sogno è indefinito e indefinibile. Il suo carattere è la tensione verso l’alto, ciò che è sempre più alto e senza misura. Il suo tentativo è quello di avvicinare alle esperienze che trascendono l’umano, al senza-tempo, a quel “punto d’intersezione del senza tempo col tempo” di cui parla T.S. Eliot nei “Dry Salvages” dei Quattro quartetti.

In fondo, è il sogno il proprium del poeta, della poesia alta e pura. Chi se non il poeta potrà cercare di parlare del sogno dell’uomo? Pur consapevole dei propri limiti e balbettii, il poeta riesce talvolta a ritrasmettere al mondo il dono di parola che attraverso l’ispirazione, la musa degli antichi, gli è stato fatto. Ed è, questo, il dono di evocare l’empito incancellabile dell’uomo, di alludere con parole esatte all’oltre-umano, a quel trasumanare (per riprendere Dante) che è la meta agognata o inconsapevole di ogni viaggio nel tempo.